Update sui meccanismi d’azione della radiofrequenza pulsata

Autore:
Dott. Simone Vigneri (Neurofisiologo) – Unita’ Operativa di Medicina del Dolore, Ospedale Privato S.M.Maddalena, Occhiobello (RO) – Spine Center e Medicina del Dolore, Ferrara – UOS di Neurofisiologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, Arcispedale S. Anna

Il dolore neuropatico può essere definito come la conseguenza diretta di una lesione o una patologia del sistema somatosensoriale, con una prevalenza compresa tra il 6.9 e il 10%.(1)

L’esame neurologico, la presenza di sintomi negativi o positivi, la somministrazione di questionari come il Douleur Neuropathique en 4 Questions (DN4), anomalie neurofisiologiche o altre metodiche di neuroimmagini possono facilitare la valutazione e la quantificazione di un danno neuropatico. (2,3) Le terapie farmacologiche spesso si dimostrano inefficaci nel trattamento del dolore neuropatico così come la chirurgia e le tecniche di neuromodulazione, che presentano indicazioni tuttora controverse.(4) A questo proposito il dolore radicolare, di frequente riscontro nella popolazione adulta e conseguente a diverse patologie della colonna vertebrale, può mostrare caratteristiche neuropatiche ed essere trattato con metodiche interventistiche come la radiofrequenza.(5)

Le radiofrequenze sono onde elettromagnetiche ad alta frequenza erogate attraverso un ago con punta metallica o un elettrocatetere (che permette anche la somministrazione locale di farmaci), capaci di generare un campo elettrico vicino che può riscaldare i tessuti fino a 90 °C e causare quindi un danno focale alle strutture nervose bersaglio. La radiofrequenza continua è stata progressivamente sostituita dalla pulsata (RFP), grazie alla sua maggiore sicurezza.
Quest’ultima infatti mantiene la temperatura della punta riscaldante tra 40 e 42 °C durante la procedura, permettendo la neuromodulazione delle radici dorsali senza causare lesioni nervose. La RFP sembra causare danni microscopici e intracellulari come edema mitocondriale e del citoscheletro, disorganizzazione dei microtubuli e microfilamenti, riarrangiamento della guaina mielinica, grazie allo sviluppo di un campo elettrico, piuttosto che all’innalzamento della temperatura in prossimità del ganglio della radice dorsale. (6)

L’esatto meccanismo d’azione della RFP ed i suoi effetti terapeutici sono tuttora oggetto di discussione. Si ritiene che le modificazioni microstrutturali nei tessuti nervosi generate dal campo elettrico siano responsabili a loro volta del blocco della trasmissione del dolore. (7) La stimolazione del ganglio della radice dorsale sembra ridurre l’eccitabilità neuronale con effetto analgesico grazie all’azione inibitoria sulla generazione e propagazione dei potenziali d’azione. (8) Diversi autori concordano sull’ipotesi che la RFP possa agire sulla trascrizione di vari “geni del dolore” nelle corna posteriori e nelle radici dorsali (e.g., incrementando l’espressione di c-Fos, attivando la trascrizione del fattore attivante la trascrizione 3/ATF3, riducendo il peptide correlato al gene per la calcitonina/CGRP) e agendo selettivamente sulle piccole fibre Aδ e C. (9,10) Studi di microscopia hanno mostrato danni ultrastrutturali nelle fibre di piccolo calibro esposte a radiofrequenza, con effetti più marcati sulle fibre C. (11) La RFP del ganglio ha mostrato anche un’azione immunomodulante con ridotta produzione di citochine proinfiammatorie come il TNF e IL-1. (12)

L’applicazione della RFP su modelli animali ha permesso di documentare una attivazione del sistema anti-nocicettivo discendente serotoninergico e noradrenergico, così come una significativa modulazione dell’attività microgliale. (13,14) Infine, è stata tirata in ballo anche l’ipotesi di una neuromodulazione conseguente a meccanismi di plasticità sinaptica simile a quelli della long-term depression. (15)

Purtroppo pochi studi randomizztati sulla efficacia della RFP sono ancora disponibili e con risultati contrastanti sul dolore cronico radicolare lombosacrale. Questo potrebbe essere conseguenza della elevata eterogeneità dei disturbi responsabili di dolore lombosacrale, dei diversi criteri di inclusione ed esclusione dei pazienti o della mancanza di linee guida sull’applicazione della RFP.

In virtù della complessità della metodica e della fisiopatologia del dolore lombosacrale è necessario sviluppare nuovi protocolli di studio che aiutino quindi a far chiarezza sulle reali potenzialità della radiofrequenza.