Corso Pain Medicine the Challenge: quali conclusioni?

Giovedì 28 settembre 2017

In occasione della VI edizione del corso “Pain Medicine: the Challenge, Aggiornamenti in Medicina del Dolore”, la fondazione per la Qualità di Vita ha dedicato una sessione aperta al tema: Alimentazione e Dolore.

L’incontro, gratuito ed aperto al pubblico, si è tenuto nel pomeriggio di giovedì 28 settembre 2017 e ha visto la presenza di numerosi partecipanti tra cui medici, fisioterapisti, psicologi, infermieri e interessati. Tra i relatori e i moderatori, alcuni specialisti dell’equipe di Medicina del Dolore.

La sessione pomeridiana voleva mettere in evidenza la relazione che esiste tra l’alimentazione e alcune patologie dolorose. Gli interventi vertevano su argomenti diversi tra loro ma collegati dallo stesso filo rosso: l’alimentazione.

All’interno di un vasto programma, i relatori hanno fatto luce su questi argomenti nello specifico:

– Sistema gastrointestinale e dolore
– Nutraceutica e dolore
– Cefalee e alimenti
– Infiammazione e dolore: l’alimentazione antinfiammatoria

In particolare, ci interessa riportare due interventi a dimostrazione della correlazione tra alimentazione e dolore.

L’intervento del Dottor Claudio Rossi, ordinario di Chimica Fisica dell’Università degli Studi di Siena, riguarda la tematica nutraceutica e dolore. Andando nello specifico, il lemma nasce dalla crasi delle parole nutrizione e farmaceutica e rappresenta la disciplina che studia gli effetti benefici delle molecole presenti negli alimenti.
La differenza sostanziale che intercorre tra i farmaci e i prodotti nutraceutici è che i primi hanno effetti collaterali rilevanti, mentre i secondi ne sono privi o ne hanno in modo molto limitato. Inoltre, la nutraceutica in quanto disciplina scientifica opera affinché vengano progettati degli alimenti funzionali attraverso lo studio del contenuto e dell’efficacia delle molecole contenute nei prodotti alimentari.
Poiché tra queste sostanze sono presenti diversi composti che sembrano avere un’influenza sui processi infiammatori, l’uso della nutraceutica per il controllo del dolore sostenuto dall’infiammazione potrebbe diventare una nuova opzione terapeutica per gli specialisti che se ne occupano.
 

Infine, al termine della sessione, il dottor Fabrizio Malipiero, nutrizionista dell’equipe di Medicina del Dolore, è intervenuto facendo luce sull’alimentazione antinfiammatoria.
La scelta del cibo è determinante per il nostro benessere e per la salute del nostro corpo. Un eccesso di cibi cattivi che si digeriscono e smaltiscono con difficoltà producono un accumulo di tossine, ponendo le basi dell’INFIAMMAZIONE che in alcuni casi può portare a patologie da INFIAMMAZIONE CRONICA.

Dall’intervento del Dott. Malipiero è emerso che per controllare l’infiammazione gastrointestinale è necessario fare attenzione a questi elementi:

  • STRESS,
  • ENZIMI DIGESTIVI,
  • INTEGRITA’ E PERMEABILITA’ DELL’INTESTINO,
  • FLORA BATTERICA,
  • EQUILIBRIO ACIDO-BASE,
  • DIETA E SCELTA DEI CIBI,
  • STILE DI VITA 

Non approfondiamo ciascuno di questi punti in questa sede, ma vi mostriamo un sunto delle conclusioni emerse al termine dell’intervento:
la dieta moderna è troppo ricca di cibi acidificanti (latticini, glutine e farine raffinate, cibi conservati, sale e zucchero bianco) nonché di cotture ad elevate temperature (cottura alla griglia e al forno). Tutto ciò porta alla progressiva perdita di micronutrienti nei cibi, che diventano meno digeribili e alterano la flora batterica intestinale. Dunque, un’alimentazione antinfiammatoria, con alimenti che ristabiliscono l’equilibrio acido-base, è consigliata per il benessere e la salute del nostro corpo e come prevenzione di numerosi disturbi cronici.

Venerdì 29 settembre

La giornata di venerdì 29 settembre è stata in larga parte dedicata al confronto multidisciplinare sulle patologie dolorose che coinvolgono la colonna vertebrale: terapisti del dolore, neurochirurighi, fisioterapisti, ortopedici, fisiatri e psicologi hanno discusso sulla necessità di intraprendere un percorso condiviso per la gestione dei pazienti con dolore al rachide, sia esso acuto o cronico.
Nel pomeriggio, un focus importante sugli analgesici, in particolare su cannabis e oppioidi, entrambi argomenti di grande attualità, nel tentativo di comprendere, alla luce delle attuali evidenze scientifiche, quali siano l’efficacia e le indicazioni corrette per il loro utilizzo. Uno spazio è stato dedicato in particolare ai rischi di dipendenza da analgesici: fenomeno che ha raggiunto dimensioni preoccupanti in termini di costi, economici e sociali, in paesi come gli Stati Uniti e che deve essere quindi attentamente considerato.

Sabato 30 settembre

La mattinata di sabato 30 settembre è stata interamente dedicata all’analisi e alla valutazione, alla luce dei dati EBM (Evidence Based Medicine), delle terapie “complementari” nel trattamento del dolore rachideo, cioè tutte quelle terapie che si affiancano a quelle tradizionali nella cura delle patologie dolorose della colonna vertebrale.

Quali conclusioni trarre, dunque, al termine di 3 giorni di accesa discussione e confronto?
Gli strumenti a disposizione degli specialisti che si occupano di dolore vertebrale sono numerosi e variegati, oltre che in continua evoluzione, in termini di miglioramento dell’efficacia, ma la scelta deve essere sempre guidata dalle evidenze scientifiche e nell’ottica di un reale beneficio per il paziente.
Soltanto una gestione realmente multidisciplinare, dal momento della diagnosi fino alla terapia, può assicurare al paziente il percorso di cura più efficace.